Protagonista indiscussa del panorama marketing negli ultimi giorni è senza dubbio la società di consulenza britannica Cambridge Analytica interessata nella comunicazione strategica per la campagna elettorale.

Il 17 marzo 2018, The New York Times e The Observer hanno riferito l’uso non autorizzato da parte dell’azienda delle informazioni personali acquisite su più di 50 milioni di utenti Facebook statunitensi.

In risposta, Facebook ha bandito Cambridge Analytica dalla pubblicità sulla sua piattaforma. The Guardian, però, ha riferito che Facebook fosse a conoscenza di questa violazione della sicurezza per due anni, senza però far nulla per proteggere i suoi utenti.

Una serie di video effettuati con una telecamera nascosta all’insaputa degli interlocutori, pubblicati nel marzo 2018, hanno confermato il tutto mostrando l’amministratore delegato di Cambridge Analytica che si vantava dell’uso di prostitute, corruzione e della diffusione di altre fake news per screditare i politici dell’opposizione.

Nix ha anche affermato che la società «gestiva tutta la campagna elettorale sulle piattaforme digitale di Donald Trump».
Gli iscritti a Facebook dopo lo scandalo Cambridge Analytica “non sono diminuiti e le interazioni su Facebook non sono diminuite”, ha detto il fondatore della piattaforma social Zuckerberg, ribadendo a più riprese che “i dati che si condividono sono sempre di proprietà degli utenti, che in ogni momento possono decidere se cancellarli”.
Mark Zuckerberg, inoltre, ha spiegato come Facebook ha intenzione di combattere le fake news: costruire un sistema di intelligenza artificiale che riconosca e cancelli gli account; Facebook ha messo a disposizione una pagina in cui ciascun utente può controllare se le sue informazioni sono state passate a Cambridge Analytica.

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